Da tempo fuori commercio nella sua edizione originaria, ho pensato nei mesi scorsi di ripubblicare questo singolare libercolo. Così ora, in tale nuova veste, è disponibile qui, oppure, in versione elettronica, qui. Dunque mi ostino a ripresentare Gli strani casi del principino Vanostemma. Vi si legge il colpo di testa di un personaggio che volle sfidare se stesso (e, per quanto possibile, il mondo a lui circostante) con un tentativo assurdo e oggettivamente sbagliato: chiudendosi dentro una cisterna piena d'acqua. Il tutto è, tra l'altro, immerso in un giallo misterioso, un fattaccio di cui non è chiaro quanto il protagonista sia l'artefice. Qualcuno ha provato a dissuaderlo e addirittura è stato testimone di manifestazioni strane, ma nulla pare smuoverlo. A meno che...
Visualizzazione post con etichetta gli strani casi del principino vanostemma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gli strani casi del principino vanostemma. Mostra tutti i post
martedì 18 ottobre 2022
sabato 23 luglio 2011
Gli strani casi del Principino Vanostemma - Giornalisti
Umberto Pasqui, Gli strani casi del Principino Vanostemma
Articolo pubblicato sul n.74 (aprile 2009) della rivista "Ordine Giornalisti Emilia-Romagna" a pag.79
Una storia che inizia con un omicidio misterioso, di cui sarà difficile trovare il responsabile. Ma l'enigma da risolvere è soltanto uno degli elementi centrali della vicenda. Umberto Pasqui, autore di narrativa e curatore di libri per ragazzi, con Gli strani casi del Principino Vanostemma catapulta il lettore in un giallo al contrario, nella vita di un principe che decide di trasferirsi in una cisterna, lontano dalla famiglia e dagli amici, per una sorta di scommessa con se stesso. Avrà a che fare con un fulmine che parla, una fornaia volante, una zanzara petulante e delle nutrie dispettose: personaggi che lo accompagneranno fino alla scelta finale.
Gli strani casi del principino Vanostemma - Pugiotto
Umberto Pasqui, Gli strani casi del Principino Vanostemma
Maremmi Editori - Firenze Libri, 2008
Recensione di Andrea Pugiotto
(Pubblicata sulla rivista Poeti nella Società - Anno VIII - Num. 43)
Da quando Italo Calvino, morto giusto vent'anni fa, ci narrò le strane vicende di Cosimo Piovasco, Barone di Rondò che, in rotta coi genitori, passò la vita a rampare sugli alberi, non era più capitato un libro altrettanto peregrino e surreale quanto questo testo di Pasqui, che avrebbe potuto benissimo intitolarlo Il Principe nella cisterna. Il che avrebbe forse stuzzicato vieppiù la curiosità del lettore.
Un nobiluomo ultraquarantenne, con una moglie, Clementina, e un figlio, Vologeso, soprannominato da vicini e conoscenti Il Principino, in tono dispregiativo (ma principe lo è davvero), decise di rinchiudersi in una cisterna di materiale trasparente, color arancione, per motivi non molto chiari (neppure a lui stesso), poco tempo dopo che un delitto era stato consumato in zona.
Così Robertino Consalvo Maria Vanostemma vive, per circa un mese, chiuso nella cisterna che ha fatto mettere quasi al bordo d'una strada carrozzabile, lungi alquanto dalla propria casa, ricevendo visite (spesso importune per lui) da uomini e bestie, amici e vicini, curiosi e/o preoccupati per la sua sorte. In questi incontri-scontri, più verbali che maneschi, il Principino ha modo di confrontarsi con gli altri, di ascoltare storie, di ricevere consigli (non richiesti) e di riflettere sulla propria ed altrui condizione. Finchè...
Un libro davvero curioso e accattivante, nel suo genere e che, in apparenza, non sembra seguire un percorso ben definito, un filo logico che prevede una meta cui pervenire.
Pur non muovendosi affatto (o quasi) dalla sua casa di nuova concezione, Robertino viaggia molto, attraverso le parole sue e degli altri, alla ricerca della Verità.
Una verità tutta sua, che esclude il contesto in cui vive, ma che deve però scontrarsi con la Verità oggettiva del mondo che lo circonda e che lo richiama, con lusinghe o con minacce, ai suoi doveri: quando si ha moglie e figlio non si può giocare all'eremita e gettarsi tutto alle spalle, come un fazzoletto usato!
Ma queste sono considerazioni facili da farsi. Come sempre, ogni lettore è il risultato di esperienze diverse da quelle di tutti gli altri. Pertanto, mettervi a parte delle mie congetture personali è del tutto inutile.
Fatevi voi stessi un'idea dello strano mondo del Principino Vanostemma. Ci sarà da ridere! O da piangere. O da riflettere. Chissà...
Gli strani casi del principino Vanostemma - Ricci
Umberto Pasqui, Gli strani casi del Principino Vanostemma
Maremmi Editori - Firenze Libri, 2008
Recensione di Rosanna Ricci
(Pubblicata sul quotidiano "Il Resto del Carlino" del 23 giugno 2008)
Vanostemma, che vita fantastica
SE IL LIBRO di Umberto Pasqui ‘Gli strani casi del principino Vanostemma’ fosse un quadro (come lo è quello di Enzo Pasqui riprodotto nella copertina) potremmo definirlo surreale perché intreccia, con straordinaria carica fantastica, il reale e ciò che può essere il prodotto solo di un’immaginazione che vola fra le nubi dell’inverosimile e del magico.
Partiamo dal nome del principino (che poi principe non è) di Malmissole e Roncadello: Robertino Consalvo Maria Vanostemma, nome complesso e lontano da quelli che possono far parte di una fiaba per ragazzi. E infatti non è una fiaba, ma una storia che, in certi momenti, disorienta volutamente il lettore perché originale e di sicuro fuori dagli stereotipi di un genere fantastico.
All’inizio c’è un omicidio, ma l’assassino non ha la pallida idea di essere stato lui. E già qui cominciano a farsi strada dubbi ed interrogativi. Segue poi la decisione del principino di abbandonare moglie e figlio ( anche lui dal nome strano, Vologeso) per vivere dentro una cisterna, di vetroresina collocata in un fossato/canale. A far visita allo stizzoso e insofferente abitante si alternano una fornaia che oltre a portargli i panini ha le ali e può volare verso il cielo in cui conduce un povero intristito e malconcio fulmine che non ha più la forza di salire in alto; due coniugi che cercano di riportare Robertino coi piedi per terra, ossia abbandonare stranezze degne di uno psicopatico.
NON MANCANO dialoghi e patti con nutrie che si introducono nella cisterna e chiedono cibo al principino e zanzare che con ragionamenti che non fanno una piega, spiegano l’importanza che ha per loro succhiare un po’ di sangue umano. Si tratta di una storia fra fiaba e gioco in cui, fra sogghigni, incisi e qualche fugace immagine concreta, non si sa più fino a che punto l'autore voglia provocare o divertire e in cui ogni stranezza viene puntualmente proposta come qualcosa di logico e curiosamente in bilico fra realtà e assurdo. Un teatro, dunque. Umberto Pasqui da burattinaio, manovra i fili dei suoi personaggi e fa compiere loro le più impensate ed originali acrobazie di dialoghi e di movimenti. La storia si dipana con un linguaggio asciutto, rivolto all’essenziale con espressioni ( e anche terminologia) sempre al limite fra serioso e improbabile.
http://www.ilrestodelcarlino.it/forli/2008/06/23/98940-vanostemma_vita_fantastica.shtml
Partiamo dal nome del principino (che poi principe non è) di Malmissole e Roncadello: Robertino Consalvo Maria Vanostemma, nome complesso e lontano da quelli che possono far parte di una fiaba per ragazzi. E infatti non è una fiaba, ma una storia che, in certi momenti, disorienta volutamente il lettore perché originale e di sicuro fuori dagli stereotipi di un genere fantastico.
All’inizio c’è un omicidio, ma l’assassino non ha la pallida idea di essere stato lui. E già qui cominciano a farsi strada dubbi ed interrogativi. Segue poi la decisione del principino di abbandonare moglie e figlio ( anche lui dal nome strano, Vologeso) per vivere dentro una cisterna, di vetroresina collocata in un fossato/canale. A far visita allo stizzoso e insofferente abitante si alternano una fornaia che oltre a portargli i panini ha le ali e può volare verso il cielo in cui conduce un povero intristito e malconcio fulmine che non ha più la forza di salire in alto; due coniugi che cercano di riportare Robertino coi piedi per terra, ossia abbandonare stranezze degne di uno psicopatico.
NON MANCANO dialoghi e patti con nutrie che si introducono nella cisterna e chiedono cibo al principino e zanzare che con ragionamenti che non fanno una piega, spiegano l’importanza che ha per loro succhiare un po’ di sangue umano. Si tratta di una storia fra fiaba e gioco in cui, fra sogghigni, incisi e qualche fugace immagine concreta, non si sa più fino a che punto l'autore voglia provocare o divertire e in cui ogni stranezza viene puntualmente proposta come qualcosa di logico e curiosamente in bilico fra realtà e assurdo. Un teatro, dunque. Umberto Pasqui da burattinaio, manovra i fili dei suoi personaggi e fa compiere loro le più impensate ed originali acrobazie di dialoghi e di movimenti. La storia si dipana con un linguaggio asciutto, rivolto all’essenziale con espressioni ( e anche terminologia) sempre al limite fra serioso e improbabile.
http://www.ilrestodelcarlino.it/forli/2008/06/23/98940-vanostemma_vita_fantastica.shtml
Iscriviti a:
Post (Atom)



