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giovedì 24 novembre 2022

Quattro Sei


In questa antologia sono raccolti tutti i racconti brevi scritti da Umberto Pasqui fra il 2004 e il 2006. 
Per scelta precisa dell'autore sono pubblicati in ordine cronologico di scrittura perché in tutti ci sono riferimenti a cose che ha vissuto o appigli alla realtà di quel momento. 
Leggendoli in fila, quindi, si può ricomporre una vita dentro questi anni, una specie di biografia strampalata, emotiva, umorale. Tra le righe vi si trovano intrecciati sogni ed esperienze, desideri o idee catturate fissando lo sguardo sulla realtà, trascendendola in una trama di tanto in tanto assurda e ironica, tratteggiando tutti o quasi gli aspetti dell'umano. 
Continua così, con Quattro Sei, la pubblicazione a ritroso, la collana Gli anni
In copertina, si distingue uno dei miei cappelli: il Dasmarca Albert nella variante indaco, acquistato - se non ricordo male - nel 2018. 
Per guidare alla lettura, incollo l'introduzione a firma di Fausto Scatoli: 
Cominciamo col dire che sono onorato di presentare una raccolta di Umberto Pasqui. Mi è capitato più volte di chiedere una presentazione relativa a un mio libro, e trovarmi dal lato opposto mi risulta anomalo, ma non, per questo, meno eccitante.
Qui potete trovare storie brevi, micro racconti, ma anche pezzi più complessi.
Tutti da leggere con piacere e, ovviamente, interpretare. Perché se c’è una cosa che non manca in tutta la raccolta, è il senso del fantastico, che si insinua in ogni angolo delle storie e può lasciare anche perplessi, ma con dei buoni motivi.
Certo, cominciare la lettura in una serra di salici parlanti è particolare e ti fa entrare subito nel mondo dell’autore, dove puoi partire alla ricerca della felicità su di un albero o sposare una ninfa dei ghiacci per evitare di sentirti sciogliere in un caffè o di venire divorato da cannibali cittadini.
Il problema è che alla fine pensi che potrebbe accadere davvero, e ciò è dovuto al fatto che il messaggio implicito arriva a destinazione.
È tutto scritto in maniera talmente semplice da apparire del tutto reale, e si rischia davvero di entrare direttamente in questo mondo fantastico, fatto di esseri improbabili che però ti pare di conoscere da sempre.
Ora, per inciso, non ricordo bene se certe soluzioni me le ha suggerite una tortora di passaggio o se è stato il corvo Joe.
Devo rileggere bene.
Buon lettura anche a voi.

mercoledì 12 ottobre 2022

Diciannove Ventuno

Come di consueto, nell'attesa del giorno in cui questi volumi saranno letti, raccolgo i racconti scritti da me di tre anni in tre anni. Ecco dunque l'ultimo della serie: Diciannove Ventuno. Vi si legge una quarantina di testi di vario genere, pubblicati in diverse antologie. Il periodo in questione (2019/2021) è stato piuttosto fecondo di scritti, quindi il volume ha un numero di pagine superiore ai precedenti. Non sono compresi racconti "a parte", come Il bambino rosso o Buio presto. In copertina, come per gli altri della serie Gli anni  si vede uno dei miei cappelli. Questo è il trilby misto lana color caffé "Barber" della marca americana Goorin Brothers, comprato nel 2019. L'antologia è disponibile nella versione cartacea o in quella elettronica

A questo punto, incollo la prefazione scritta da Simona Palo. 

Lo confesso: sono un po’ emozionata.
Ho letto tante prefazioni ai libri più diversi, pensando che fosse facile, in fondo, scrivere qualcosa che
attirasse a leggerli. Invece no, non è per niente facile! Non lo è perché non sei un lettore come tutti gli altri, entri nel mondo altrui in punta di piedi, investito da una grande responsabilità.
O almeno così mi sono sentita io alla ‘chiamata’ di Umberto. Ho sentito l’onore di avvicinarmi al lavoro e all’impegno di un altro autore che mi aveva affidato una parte di sé, frutto di tempo e studio, perché altro non poteva fare. Chi scrive non ha scelta, ha questa condanna che lo segna e verso la quale non può fare altro che dedicarsi alle storie che ha in testa.
E Umberto ne ha tante, davvero! Tanti sono i personaggi che vivono in questi racconti brevi ma molto densi di fatti, notizie e descrizioni, come numerose sono le situazioni che nascono e si sviluppano ‘a km zero’.
Racconti più o meno brevi, sì, ognuno a nascondere una piccola perla che nasce di certo dalla profonda
conoscenza della città in cui è nato e vive l’autore, la sua, la nostra Forlì.
E quanti sono i protagonisti di vicende incredibili! Penso a Maria Tonsilla che richiama alla festa del
quartiere di S. Biagio, una piccola fiaba ambientata a San Sopore in cui ritroviamo la protagonista alle prese con gente che proprio con sopporta. Chi di noi non vorrebbe, ogni tanto, poter sfregare come lei ‘due balotte’ in tasca per far sparire chi gli sta antipatico?
E come non amare Giambazzone, il tipico pallonaro professionista che appioppa consigli non richiesti? Ogni bar, ogni luogo di lavoro o gruppo di amici ne ha uno, non si sfugge al fenomeno che sa tutto e ha fatto tutto prima e meglio degli altri.
In questa raccolta, accanto a storie in cui la realtà si mescola all’assurdo, non manca però quel tocco
poetico e un po’ malinconico dato dal ricordo e dalla voglia di ricordare quello che non c’è più o che
potrebbe, forse, ancora essere.
Succede così al termine del racconto che prende il titolo da una parola d’ordine (sembra il nome indiano di un capotribù): Banana che cade.
Il protagonista si ripete che niente di ciò che aveva sognato si era poi realizzato nella vita per poi trovare, nel finale, lo slancio per dire che sì, c’è ancora tempo. Come a dire, in un ‘alternarsi di vicende più o meno grottesche, alcune tristi, altre divertenti, che c’è sempre il tempo per continuare a sognare e sperare nel cambiamento.
Come il geco Maurizio, che intrufolandosi tra le pagine dei giornali impara a leggere e finisce per trovare, nel serpente a due teste con cui condivide l’appartamento, un’amica.
C’è ancora tempo per leggere il libro sulle ‘Cronache del Poi’, ancora tempo per vederle tramutarsi nelle ‘Cronache del Noi’ e sorprenderci per tutta la magia che anche le vite più ordinarie possono nascondere.
E tra un momento dedicato al sorriso o alla critica di una certa società, non si può non tornare con il potere della parola scritta ai giorni in cui si è stati felici, tra le pareti di una casa dei nonni a Villafranca che chiede solo di non essere dimenticata.
Allora preparatevi, prendetevi tutto il tempo perché i racconti lo richiedono e via, si parte…buona lettura!

sabato 26 dicembre 2020

Sette Nove

Continua la "ricostruzione" de Gli Anni con la recente pubblicazione di Sette Nove nei formati cartaceo ed elettronico. In copertina, il mio cappello Dasmarca "Justin". Per capirne il contenuto (i miei racconti scritti tra il 2007 e il 2009), incollo la lusinghiera introduzione di Elisa Giusto: 
Leggendo i racconti di Umberto Pasqui si viene piacevolmente trasportati in un universo onirico e introspettivo, ricco di immagini surreali che spaziano dal grottesco, al fiabesco, fino allo spirituale. L’autore declina le paure e le fragilità umane e le proprie perplessità sul mondo moderno, mostrando in chiave allegorica e simbolica cosa si celi dietro l’apparenza. I personaggi sono delineati magistralmente con nomi parlanti (Cuordarancio, Spetta, Medea, Portabene, Salespando…), sembianze spesso zoomorfe o fortemente caratterizzate e una profonda e complessa psiche. Le protagoniste femminili appaiono forti e delicate, sfuggenti e salvifiche. L’amore ha due direzioni nette e opposte: solida unione coniugale oppure illusione romantica ed evanescente. Incombe un fato ineluttabile, in cui gli attanti non possono far altro che recitare la propria parte, resa meno passiva dalla ricerca della verità.

Evidenti le influenze di Pirandello, Calvino e Svevo.

La natura svolge un ruolo primario nella maggior parte dei racconti, spesso in contrapposizione ad un’urbanizzazione feroce che toglie negli abitanti la felicità e la sorpresa, allontanandoli dalla fanciullezza e dalla spiritualità ancestrale. Il mistero e l’enigma sono altri ingredienti di cui i racconti sono ricchi, spesso il lettore viene lasciato senza soluzioni evidenti, chiaro l’ascendente di Edgar Allan Poe. Non mancano la giusta dose di ironia e un pessimismo agrodolce. L’autore utilizza un lessico alto, raffinato, a tratti aulico e lirico, che rende la lettura stimolante e arricchente. L’amore per la lingua italiana lo porta a coniare termini come “ancoruomo” (anchorman) e “Bruseglie” (Bruxelles). Leggere questi racconti è soffermarsi sulla propria interiorità, fuori dal frastuono e dal trambusto odierni, raggiungendo una dimensione più raccolta e profonda. È un ritorno ad una consapevole fanciullezza, che, seppur costellata da dubbi e fragilità, è anche piena di meraviglia e purezza, naturalità e animalità. C’è sempre un insegnamento da trarre in ogni situazione, un osare e un ritrovarsi, un andare oltre ciò che viene detto e si presume. “Tante cose si dicono sul suo conto, perché nessuno ha mai parlato con lui.”, così si chiude il racconto Si dice.

Cuordarancio e le onde scomparse. Cuordarancio e il topogatto misterioso. In questi racconti si narrano le peripezie di un marinaio dalle braccia e mani a chela d’astice. Le sue peculiarità non finiscono qui, dopo averlo constatato per ben centonove volte, scopre che i suoi stati d’animo influenzano quelli del villaggio in cui vive. Alla sua felicità corrisponde tristezza per ogni altro abitante. Ennesimo dono innato, l’ubiquità, che lo porterà a sdoppiarsi, così da poter vivere con la moglie e al contempo partire, per conoscere il motivo della dipendenza contrapposta tra i propri mutamenti d’umore e quelli del villaggio. Il dono gli era stato conferito alla nascita da un felino dalla coda di roditore, il topogatto, perché fin dai primi vagiti era apparso come una persona capace di osare. Sarà revocato nel momento in cui Cuordarancio sarà giudicato in grado di compiere scelte sensate.

Colonne in cammino. Per rendere più accessibile un tempietto, iniziano i lavori di costruzione di una strada fra fitti cespugli di biancospino. Il luogo di culto ancestrale preferisce staccarsi dal suolo e ritirarsi in un posto più tranquillo, dove non possa essere disturbato o pubblicizzato.

Il chiavistello. Racconto dal sapore grottesco e dal finale agghiacciante. La notte, il vino e la paura giocano brutti scherzi. Il protagonista, un curato, si trova a dover arginare ed evitare le simpatie di una fedele. Aleggia un senso di colpa nel curato per essere oggetto dell’amore della donna, della presunta gelosia nel marito, e del vociare dei concittadini. Spesso, le bestie che si annidano nell’uomo sono molto più spaventose delle fiere che popolano le foreste.

La casa delle voci. Cosa faremmo se la luna prendesse fuoco davanti ai nostri occhi? Tigellino e Rebecca, gli unici realmente dispiaciuti per l’accaduto, si incontrano per piangere la fine del nostro satellite, che si consuma tra le fiamme. Il resto del mondo perde tempo trovando possibili motivazioni, incolpando le fazioni opposte, portando in auge le proprie ideologie, snocciolando cliché triti e ritriti. Dopo quell’appuntamento d’addio alla luna, Rebecca e Tigellino si perdono di vista e quest’ultimo smette di parlare e si tramuta in gatto tigrato. Metamorfosi che avrà fine solo quando si incontreranno nuovamente.

Gialli senza soluzione esplicita. In questi quattro racconti con finale aperto, si trova tutto l’amore dell’autore per il giallo classico e per la risoluzione degli enigmi. Interessante la presenza in quasi tutte le narrazioni dello sguardo curioso e innocente dei bambini che si fanno domande sugli omicidi e sulle reazioni dei possibili colpevoli. Ovviamente la presenza di un cadavere e dei sospetti su chi l’abbia ucciso fa emergere il peggio delle persone e si scoprono i molti altarini che si celano dietro al finto perbenismo.

I due baroni sulla verdura. “E per parlare del nulla non facevano, non vivevano, erano intrappolati nel loro mondo di mappe mentali o di logica arguta ma campata per aria. E per queste dure sessioni parolaie calpestavano i reciproci orti.” Quante volte si perde inutile tempo in sterili discussioni o in scambi ideologici o filosofici senza capo né coda, smarrendo il fulcro della questione, lasciandosi sfuggire la realtà dei fatti e infine vivendo in un mondo inesistente. Comportamento oltremodo nocivo per ciò che sta attorno e non si riesce a percepire, arrivando a calpestarlo.

Le lettere azzurre del belga. Racconto che racchiude uno splendido flusso di coscienza introspettivo ed emotivo. Una ragazza trova sul marciapiede delle lettere su carta azzurra, gettate da una finestra, e le legge. Quello che scoprirà riportandole al proprietario è molto curioso. In una delle lettere si narra del bisogno di ritornare alla sorpresa che contraddistingue il periodo della fanciullezza. Uscire dalla solitudine e scoprire l’abbraccio di una provincialità in cui perdersi e riscoprirsi. Vivere e non solo sopravvivere.

L’Ombra delle Stelle. In questa fiaba moderna, che inizia la raccolta, si narra della città di Controluce, rasa al suolo da un nugolo di leopardicotteri, giaguari con zampe alate. Saranno sedici bambini dai nomi parlanti (Adelchi, Memoria, Medea, Portabene, Buonocchio…) a scoprire e trovare, dopo varie peripezie, l’ingrediente finale del Balsamo che ripristinerà la vita del loro pianeta. Questo ingrediente, l’Ombra delle Stelle, in realtà non è che il penultimo, capiranno che la vera scintilla salvifica è la speranza.

Osare, sperare, uscire dalla propria piccola realtà e dai propri preconcetti e salvare il bimbo che è in noi e la natura che ci circonda. Questi sono i messaggi che traspaiono da questa stupenda raccolta di racconti.

Ecco i racconti qui presenti:


www.umbertopasqui.it

Pubblicato in:

1

L’Ombra delle stelle

2007

Quaderno letterario Olfa, 2007.

2

Cuordarancio e le onde scomparse

5/1/7

Rivista OLFA 57/58

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

3

Si dice

15/6/7

Rivista OLFA 59/60

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

4

O fortuna

16/6/7

Rivista OLFA 59/60

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

5

Colonne in cammino

16/6/7

Rivista OLFA 59/60

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

6

Cuordarancio e il topogatto misterioso

19/6/7

Rivista OLFA 61/62

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

7

Il chiavistello

11/9/7

Rivista OLFA 81/82

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

8

La casa delle voci

28/12/7

Altro non faccio (Olfa), 2011.

9

Mondo d’avorio

13/3/8

Rivista OLFA 69/70

Rivista L’Ortica 12/10

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

10

Atmosfera

10/4/8

Profumi e sapori del Parco, 2008.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

11

Giallo senza una soluzione esplicita 1

10/7/8

La Voce di Romagna, 23/7/8

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

12

Giallo senza una soluzione esplicita 2

30/7/8

La Voce di Romagna, 27/8/8.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

13

Dell’identità perduta

4/8/8

Rivista OLFA 67/68

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

14

Giallo senza una soluzione esplicita 3

12/8/8

La Voce di Romagna, 3/9/8

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

15

Giallo senza una soluzione esplicita 4

8/9/8

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

16

I due baroni sulla verdura

2/3/9

Rivista OLFA 69/70

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

17

Resinosa

18/4/9

Rivista OLFA 71/72


Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

18

Notte

4/7/9

Rivista OLFA 71/72

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

19

Mi chiederai perché

12/7/9

Rivista OLFA 73/74

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

20

Gli alberi di città

2/8/9

Profumi e sapori del bosco, 2009

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

21

Le lettere azzurre del belga

14/9/9

Rivista OLFA 73/74

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.






giovedì 3 dicembre 2020

Dieci Dodici

Proseguendo a ritroso ne Gli anni, ecco la raccolta dei miei racconti pubblicati tra il 2010 e il 2012. Il titolo, manco a dirlo, è Dieci Dodici e anche in questo caso è disponibile nella versione cartacea e nella versione elettronica. In copertina, il mio cappello Stetson, il primo in assoluto, acquistato quando ancora, a Forlì, c'era il negozio di Cestari in via delle Torri, nell'autunno del 2012. Generosamente Alessandro Tassinari ha regalato la sua introduzione:

Riscoprirsi umani è, probabilmente, la più grande delle paure con cui dobbiamo necessariamente imparare a convivere; quando ci rifiutiamo di edificare il nostro universo entro i limiti della possibilità, inconsciamente, generiamo un cortocircuito improvviso tra quello che potrebbe essere e ciò che realmente è stato.

L’autore, Umberto Pasqui, è pienamente consapevole dello spazio multiforme della realtà e tenta di costruirne un ritratto elegante, incastrato tra racconti sospesi e appesi allo stesso tempo, legati ad un unico filo conduttore che muove razionale e irrazionale assieme. Proprio il tempo si conferma uno dei grandi protagonisti; si parla di un “futuro” in declino, di un ottativo senza sostanza che si rifiuta di vivere soltanto nella semplice percezione di se stesso, nell’ingenua e purissima possibilità del “farsi”. Relativismo concettuale e analisi introspettiva si completano come sguardi che da soli non hanno significato. Il volto appare come la “sineddoche della persona”, la conferma che abitiamo tutti una grande “società dell’illusione”, dove soltanto l’apparenza governa anime e sentimenti incastrati in un copro che da contenitore vorrebbe farsi contenuto. All’improvviso si scompare, persi tra il peso di un passato troppo grande per essere vissuto e la necessità improvvisa di accedere al segreto che rende possibile il prodigio della socialità. Si impara a conoscere l’attesa, quella sensazione di perenne ancoraggio al tangibile, mentre il ricordo vorrebbe riaffiorare in superficie. Il tempo dimenticato grida la sua paura di scomparire, il timore che tutto finisca.

Quando si rinviene dal torpore, dal dolore, riprendere a vivere come nulla fosse appare come una continuazione logica e impossibile, perché cercando di convincere gli altri delle proprie sfortune non si comincia a vivere davvero.

Ci si domanda, dunque, quando questo sia realmente possibile, in che circostanze la vita riesca davvero a ripercorrere il percorso tracciato dagli incerti binari dell’esistenza. Il sentiero è, tuttavia, una bozza improvvisata alla meno peggio nel momento sbagliato del nostro cammino e si tenta in tutti i modi di intervenire sulle scelte precedenti, su presunte leggi naturali che ci vorrebbero succubi di noi stessi, delle nostre aspettative. Non appare, certamente, casuale la metafora dei giovani alberi, salvati dai vecchi; siamo tutti costantemente sottoposti alla tirannia dell’esperienza e dell’attimo in fuga, perché rimaniamo figli di qualcuno, salvati soltanto dai “giganti” che ci portano sulle loro spalle per renderci partecipi del loro mondo. Questo mondo è, tuttavia, anche il nostro mondo, l’universo di tutti quelli che decidono di aderire alla chiamata esistenziale della possibilità inespressa; soltanto chi osserva la bellezza del mistero della vita rimane sconvolto ed impara a vedere davvero. L’unica via percorribile per attraversare questi istanti perduti e imperdibili si riflette nella vacuità di una “porta dell’insicurezza”, una profezia che ricorda molto l’immagine del timoniere inesperto alla guida del proprio veliero esistenziale. Imparare a vivere davvero, a governare il vascello tra le tempeste improvvise che emergono dall’oscurità perpetua, non può essere prerogativa impossibile di chi ancora si limita a credere che possa esistere un manuale d’istruzioni per ogni cosa.

Istruzioni” porta in sé il marchio di una “d” perduta, una lettera che, se aggiunta, porta al termine “distruzioni”. Tentare di spiegare ogni evento avvalendosi di leggi fisiche, di stereotipi antropologici, non porterà a nulla, se non alla completa resa dell’io. Sembrerebbe, invece, necessario imparare a sorridere, rimanendo appagati del mistero che non si spiega, rinunciando alla follia di descrivere la realtà con narrazioni esclusivamente scientifiche.

Scribacchino di narrazioni che solo lui leggeva”, l’autore dubita proprio di questa presunzione umana, della volontà impossibile di eliminare il trascendente dal concreto; “come se chi è finito possa ridurre l’infinito”.

Alla causalità si sostituisce la casualità, che porta l’uomo a ridiscutere la sua posizione all’interno del sistema naturale, del grande ordine delle cose. In quest’ottica, persino un virus riesce a diventare immagine di libertà, specialmente agli occhi di chi era già abituato all’incomprensione e alla solitudine. La morte appare come un ritorno perpetuo a qualcosa di ulteriore, un viaggio sconosciuto che non si conclude nella sua fine e che, al contrario, proprio da questa acquisisce ulteriore giovamento. Ciò avviene perché la vita nasconde ancora verità alternative e misteri inesplorati; siamo tutti fondamentali, ma nessuno è insostituibile. Avvalendosi della narrazione portata avanti dalle parole dell’autore, la relatività si impadronisce, più o meno volontariamente, del reale, tanto da rimettere in discussione persino il concetto di “follia”. Chi è il vero folle? La dicotomia perfetta prevede uno scontro tra chi non crede a nulla al di fuori del concreto e chi, invece, si isola in un mondo immaginario, impossibile.

A queste possibilità si aggiunga una terza opzione, quella del dubbio, promosso da chi sospetta qualcosa in più, ma è costretto comunque a vivere rispettando i parametri imposti dalla società. Tuttavia, vegetare non è vivere e fingere non significa arrendersi alla mediocrità dell’ipocrisia. Ritorna, dunque, il tema del volto e proprio il dubbio si impadronisce dell’uomo, rianimando un antico spettro di amletiche follie. Forse i visi si ripetono tutti uguali, forse la maschera che indossiamo non è davvero una buona scala di misura per valutare le persone.

Questo grande paradosso, l’impossibilità di valutare il concreto tramite se stesso, si unisce ad un altro paradosso, rinominato “adagio”. Viviamo la vita tanto rapidamente da non coglierne nemmeno più la magia. Abbiamo perso la nostra capacità di stupirci, siamo diventati aridi, abbandonati alla monotonia e al vuoto di giornate neanche troppo vissute. È nella frenesia della vita che si muore davvero, adagio e inesorabilmente, senza nemmeno rendercene conto. La neve, di cui soltanto da bambini si coglie appieno la bellezza, è il riflesso di questa verità; dei fiocchi tanto indifesi sono, invece, capaci di bloccare l’immenso ingranaggio del mondo, lo stereotipo che vuole mente e padrone di sé, del suo proverbiale “destino”.

A volte, soltanto nell’attimo inatteso si riesce a vivere davvero, ad acquisire piena consapevolezza della propria incompiutezza. “Quella che c’era prima non era proprio vita”.

Nelle pagine conclusive della raccolta si percepisce che il tempo rimasto è ancora poco e vengono riproposti temi già trattati in precedenza. Dalla profezia alla trasgressione, le candele che non devono spegnersi si scontrano con “forze oscure” che spingono verso la tentazione, riproponendo la dicotomia perpetua tra bene e male. Su tutto, però, prevalgono forze alternative, figlie e madri assieme di universi alternativi generati dall’autore. Non c’è più tempo; la lettura, l’analisi, è giunta al suo momento di chiusura. Avvicinandosi all’epilogo si ha davvero la stessa paura che si prova nell’immaginarsi il vuoto generato dal progressivo estinguersi di quelle candele poc’anzi citate, ma ci si scontra anche con un’altra verità. La fine, infatti, non è mai la vera conclusione di se stessa, bensì il punto di partenza per ulteriori ragionamenti futuri. Leggere è un viaggio e viaggiare è sempre una perenne ricerca di se stessi, ma quest’analisi introspettiva non può concludersi in poche pagine. Ciò che rimane di questo viaggio senza tempo è la consapevolezza che siamo sempre in viaggio, legati alla ricerca con la quale cerchiamo di conoscere davvero noi stessi e il mondo che ci circonda.

Racconti pubblicati in "Dieci Dodici"

www.umbertopasqui.it

Pubblicato in:

1

Incastri

21/03/10

Altro non faccio (Olfa),2011

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

2

Simpatia senza rucola

25/03/10

Rivista OLFA 75/76

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

3

Sineddoche inaudita

20/06/10

Rivista OLFA 77/78

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

4

Prendeva nota di tutto

05/07/10

Rivista OLFA 77/78

Trenta racconti brevi (Olfa), 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

5

Dialogo improbabile

05/07/10

Prove – Scritti Inediti (Visystem), 2012.

Rivista OLFA 87/88

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

6

La corsa dei faggi

10/07/10

Profumi e sapori del bosco, 2010.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

7

Uscita d’insicurezza

27/12/10

Antologia “Prove – Scritti Inediti” (2012)

Rivista OLFA 87/88

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

8

Rigore netto

23/04/11

Rivista OLFA 79/80

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

9

Ironia del cardellino

11/05/11

Rivista OLFA 81/82

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

10

Rimani qui

18/05/11

256 K (BraviAutori), 2011.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

11

Il ritorno

19/05/11

Rivista OLFA 93/94

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

12

A mezza voce

03/08/11

Profumi e sapori del bosco, 2011.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

13

Aritmetica narrativa

03/08/11

Rivista OLFA 83/84

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

14

Fara del ferro

05/09/11

Rivista OLFA 83/84

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

15

L’aveva già vista

14/09/11

Rivista OLFA 85/86

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

16

Adagio

27/11/11

Non spingete quel bottone (BraviAutori), 2011.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

17

Il canto di mezzanotte

18/12/11

La Voce di Romagna, 1 gennaio 2012.

Rivista OLFA 89/90

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

18

La nevicata del dodici

11/02/12

Rivista OLFA 87/88

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

19

Fu tutto bianco

08/04/12

Melodia letteraria (Il Violino), 2012.

Rivista OLFA 91/92 (variante ridotta, con il titolo “Candele alla citronella”).

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

20

Ci siamo guardati solo un attimo

22/07/12

Rivista OLFA 91/92

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

21

Ultimo giorno

12/08/12

Rivista OLFA 91/92

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

22

Birranalisi

01/09/12

Dentro la birra (BraviAutori), 2012.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

23

L’ultima cosa che arriva

10/09/12

Rivista OLFA 97/98

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

24

Corpo di mille balene

20/09/12

Nasf 8 (Assonuoviautori), 2012.

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

25

Venticinque marzo

07/10/12

77 Le gambe delle donne (BraviAutori), 2013.

Rivista OLFA 95/96

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.

26

Geometrie di Wolfhagen

29/12/12

Racconti in ordine alfabetico (Lulu), 2014.