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lunedì 8 maggio 2023

Il chiostro scomparso e altre storie (quaderno 8E)


Ed ecco il numero 21. Si amplia la raccolta dei quaderni del Foro di Livio con il volume 8E, il quinto dedicato all'Ottocento forlivese. Tra le cinquanta pagine si ripercorrono episodi inconsueti di quel secolo, quando i bambini giocavano all’interno di un chiostro che sarà demolito per dar spazio alla modernità. La statua di una danzatrice, intanto, è partita per la Russia e là purtroppo è rimasta. E quanti partirono per Vicenza e non tornarono mentre a Forlì degli impuniti ammazzavano un prete… 
Il quaderno è disponibile su Amazon sia in versione cartacea sia in versione digitale

venerdì 14 aprile 2023

La guardia del Paradiso e altre storie (quaderno 4C)

 

Si è dunque arrivati alla pubblicazione del ventesimo dei quaderni del Foro di Livio. In questo, numerato 4C, si evocano vicende del Quattrocento forlivese. Gli amori di Caterina Sforza, sposi segreti e amanti. E anche odio e cospirazioni. Si scorrono liste che precedono e seguono il secolo: i Papi passati da qui e le stranezze in cielo come sigari volanti e oggetti non identificati, cioè gli Ufo su San Mercuriale. Un vescovo intruso, una moglie bellissima, un forlivese al Quirinale… Anche questo è disponibile su Amazon sia nella versione cartacea sia nella versione elettronica. 

lunedì 20 marzo 2023

La figlia della Tigre e altre storie (quaderno 5B)

La raccolta dei quaderni del Foro di Livio cresce con un nuovo volume, il numero 19 della serie. In questo, numerato come 5B, si cercano stranezze dal Cinquecento. Cosa si nasconde sotto San Domenico: le ossa di Caterina Sforza? No di certo, visto che a queste sarà attribuita una sorte misteriosa. Si legge di antichi maestri ma pochi sanno che la lingua italiana potrebbe dirsi forlivese di nascita. La città del Cardinale ha bisogno di pace, e ha dimenticato gli anni in cui Borgia selciava le strade. Anch'esso, come gli altri, è disponibile su Amazon sia nella versione cartacea sia nella versione elettronica. Intanto, la rubrica su Forlìtoday ha raggiunto il traguardo di 350 articoli pubblicati, tutti sulla storia di Forlì. 

mercoledì 21 dicembre 2022

Altri quattro quaderni del Foro di Livio


In questo mese di dicembre ho provveduto a dare una rinfrescata ai quaderni del Foro di Livio, rimasti fermi a quattordici volumetti di circa cinquanta pagine per una "storia a episodi" di Forlì. Alcuni di essi sono stati rivisti, altri sono stati confermati così com'erano, e agli originali 14 ne ho aggiunti altri 4. Ora, dunque, la collana è composta da 18 quaderni. I più recenti sono:

(8D) Un pericoloso banchetto e altre storie: Forlì nell'Ottocento

(7C) L'orologio di Praga e altre storie: Forlì nel Settecento

(9C) L'autostrada di carta e altre storie: Forlì nel Novecento


Il 9 gennaio 2023, l'Itts "Marconi" di Forlì ha acquistato una copia per ognuno dei diciotto volumi della serie completa.





venerdì 21 ottobre 2022

I Quaderni del Foro di Livio


Ho raccolto, con l'idea di preparare una "storia di Forlì a episodi" suddivisa in quaderni, i miei articoli per il blog Il Foro di Livio. Il risultato sono I quaderni del Foro di Livio, disponibili su carta e in versione elettronica. Nel corso dell'anno 2021 sono stati pubblicati quattordici quaderni, la raccolta, però, è in continuo divenire e a breve ne usciranno altri. Così attualmente sono disponibili i seguenti volumi: 

(1A) Livio, Livia e altre storie: Forlì antica

(2A) La lunga prova e altre storie: Forlì nel Duecento

(3A) Dante ambasciatore e altre storie: Forlì nel Trecento

(4A) Ordelaffi, Sforza e altre storie: Forlì nel Quattrocento

(4B) I ponti del sottosuolo e altre storie: Forlì nel Quattrocento

(5A) I Novanta Pacifici e altre storie: Forlì nel Cinquecento

(6A) La salamandra gigante e altre storie: Forlì nel Seicento

(7A) Lo spavento universale e altre storie: Forlì nel Settecento

(7B) Il porto mancato e altre storie: Forlì nel Settecento

(8A) I segreti della carboneria e altre storie: Forlì nell'Ottocento

(8B) Il caso Manzoni e altre storie: Forlì nell'Ottocento

(8C) Le piazze mutanti e altre storie: Forlì nell'Ottocento

(9A) Il cenacolo artistico e altre storie: Forlì nel Novecento

(9B) Il tempo delle ciminiere e altre storie: Forlì nel Novecento

sabato 15 ottobre 2022

Particolari dell'Universale

Nulla di nuovo, ho voluto dare pure a Particolari dell'Universale una veste nuova, rendendo anch'esso un "Quaderno del Foro di Livio". La copertina e il formato, dunque, sono nuovi. Il contenuto si mantiene. Lo si può acquistare qui.
Sono qui riportati gli appunti di viaggio in alcune grandi capitali europee (Vienna, Londra, Parigi) nel contesto delle Esposizioni Universali tra il 1873 e il 1900 scritti da Tito Pasqui (1846-1925), rappresentante del Governo italiano. 
Si leggono le impressioni attente di un acuto osservatore di provincia, immerso nel mondo e nella tecnologia ottimistica del tempo. Il forlivese, dai mille interessi, paradigma di una borghesia legata alla terra e alle scienze agrarie più innovative, fu il tramite per numerosi amici, latore di piccole e grandi richieste per sviluppare imprese romagnole durante le sue frequentazioni nelle capitali europee. 
Lo sguardo attento di un testimone oculare, il forlivese Tito Pasqui, racconta i particolari di un universo multiforme, effervescente: tra prodigi, invenzioni, primi voli, stramberie e luci elettriche. Così scrive da Londra, il 2 ottobre 1878: “Nelle ferrovie sotterranee i fanali sono a gaz anche entro i vagoni: i treni si fermano appena mezzo minuto. Qua e là si illumina a mezzo di grandi occhi di bue rivestiti di piastrelle bianche lucenti di majolica, a quando a quando nella strada ci sono delle ferriate da cui esce il fumo della ferrovia sotterranea”. Da elenchi di cose di varie nazioni, con giudizi e commenti, emerge lo stupore di un tecnico che, da una città di provincia, s'imbatte nelle prime metropolitane, nei lunghi viaggi descritti minuziosamente, e s'immerge nell'atmosfera carica di speranza da Expo della Belle Epoque, tra macchine, stramberie, mondanità. Spesso si sofferma su “bigliardi” o ristoranti, su nomi botanici di piante, statue, giardini, persone incontrate. Il materiale è tratto da taccuini manoscritti conservati presso i Fondi Antichi della Biblioteca Comunale "Saffi" di Forlì. Sono descritti i viaggi a Vienna (1873), Londra (1878), Parigi (1900). Quanto scritto sui taccuini donati alla morte del suo compilatore alla Biblioteca forlivese, viene qui riportato proprio per la capacità evocativa che, ancora oggi, hanno queste impressioni ed emozioni su carta. Gli appunti di Tito Pasqui testimoniano la sua passione per la realtà e il suo stupore davanti alla bellezza del creato e all'ingegno umano.

giovedì 13 ottobre 2022

Il birraio di Romagna

Com'è capitato per altri volumi, passati da "Ilmiolibro.it" ad "Amazon KDP", anche per Il birraio di Romagna è arrivato il momento di cambiare veste. Il volume, mantenendo ovviamente lo stesso tema, è integrato nel testo da alcune scoperte fatte quest'estate consultando l'Archivio storico della Cattedrale, scoperte che in qualche modo (ma senza dirlo ad alta voce) in parte smentiscono quanto asserito nelle edizioni precedenti in merito ad alcune questioni familiari. Sono presenti immagini, correzioni e ulteriori addizioni sull'artigianalità della birra. S'inserisce, dunque, con pieno diritto tra i "Quaderni del Foro di Livio". Si può acquistare su Amazon anche in  versione elettronica tuttavia, si sa, è sempre meglio la carta. 

martedì 4 ottobre 2022

La Pace in Forlì

In un tempo in cui era forte il desiderio di pace tra guelfi e ghibellini, sorse un luogo di culto che nei secoli successivi sarà il motore di un'intensa opera caritativa e assistenziale grazie ai Crociferi, i precursori della Croce Rosse. La chiesa scomparsa della Pace di Forlì, rinnovata dalla testimonianza straordinaria di don Lucio Carrari, accompagnerà gli ultimi istanti di vita dei forlivesi che desideravano avere l'anima in ordine prima di spiccare il salto per l'eternità. Questo testo svela una storia sconosciuta e per molti versi inedita, imperniata in un luogo molto frequentato del centro storico del capoluogo romagnolo. In questo quaderno del Foro di Livio intitolato La Pace in Forlì viene pertanto sviluppata la trama di una vicenda poco o per nulla nota della storia di Forlì. Qui riporto la lusinghiera e amichevole introduzione scritta da Muller Fabbri. 

Quella che state per leggere è una gran bella storia. In una Forlì molto diversa da quella odierna, ma dal volto bellicoso, pericoloso, sanguinario e tenebroso, a cavallo tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo, si sviluppano le vicende descritte in queste pagine. Gli ingredienti per la più suggestiva trama cinematografica ci sono tutti: un eremita misterioso, un’icona mariana che improvvisamente comincia ad elargire grazie, un prete in odore di santità tra i contemporanei e una Chiesa, quella Chiesa che è fulcro della vicenda e la quale dopo numerose vicissitudini, cambi di proprietari e di planimetria, finisce per scomparire completamente nel nulla, perchè “l’edificio in questione è scomparso, sostituito, fagocitato nel tempo”. 
Se poi aggiungiamo che tutti questi elementi si inseriscono nel contesto di nomi e personaggi che ancora oggi possiamo leggere nelle dediche di strade, piazze e borghi della città perchè costituiscono l’ossatura della storia forlivese, si capisce la grande importanza che la piccola Chiesetta della Madonna della Pace ha rivestito, a dispetto del tempo che ne ha voluto cancellare anche l’ultimo mattone residuo. Ma prima di procedure ulteriormente, consentitemi di fare un passo indietro e decisamente più personale. Perchè quella che state per leggere non è solamente la storia di un edificio e dei suoi intrecci, ma è prima di tutto una storia di amicizia. Quella fra il Pasqui (che d’ora in poi mi permetterò di chiamare semplicemente Umberto) e il sottoscritto. La nostra amicizia data indietro negli anni, quando entrambi eravamo parte del Branco Scout del Forlì 3 (Santa Caterina), quello dal fazzolettone rosso come il sangue, per intenderci, lui Akela, io Fratel Bigio. Faccio questa precisazione perchè ci tengo a dire che sin da quegli anni ho avuto modo di sperimentare in prima persona l’incredibile e feconda intelligenza di Umberto, autore di questo quaderno. Una delle cose che ho sempre ammirato di più tra le tantissime qualità di Umberto, è stata la sua capacità di sposare una fervida e fantasiosa creatività con un rigore filologico strettissimo. 
Il dato storico prima e al di sopra di tutto. Poi, volendo, si può arricchire la storia di deduzioni ed interpretazioni ma sempre e solo nell’ambito di ciò che il fatto storico permette, senza sgarrare. Perchè, per dirla con le parole dello stesso Umberto: “Talora bisogna avere un approccio quasi dogmatico con certi compilatori di storie: fino a prova contraria hanno ragione”.
Ed è con estremo piacere che ho ritrovato quella dote di Umberto tra le pagine di questo quaderno. Leggendolo, vi sembrerà sin dall’inizio di andare con lui negli Archivi (io l’ho fatto una volta e vi garantisco che è un’esperienza divertentissima) e vederlo emozionato mentre gli viene consegnato un tomo polveroso (che probabilmente non ricorderà nemmeno da quanto tempo e’ rimasto chiuso nello scaffale) ed osservarlo mentre, quadernino e penna a fianco sempre presenti, spulcia tra le righe e riscopre una traccia, un indizio, una prova storica che gli permette di iniziare a ricostruire la trama di ciò che è successo. E ad un tratto, tra il silenzio austero di quelle mura, vi chiamerà per dirvi: “Guarda qui cosa ho trovato!” E il suo entusiasmo diventerà contagioso. Ma tornando a noi: i fatti prima di tutto. E i fatti parlano chiaro. Ad un certo punto, nella storia forlivese, tra le diatribe di Guelfi e Ghibellini, è spuntata una Chiesetta di Santa Maria della Pace, ma di quell’edificio non è restato più niente. Neppure il numero civico. Che può essere solo evinto da una semplice (quanto astuta) proporzione matematica che Umberto ci regala e ci permette di avere almeno un’idea di dove la Chiesetta si trovasse. E dunque dov’è finita questa Chiesa? La risposta nelle pagine a seguire. Un’ultima riflessione vorrei dedicarla ai personaggi che animano questa vicenda. I veri protagonisti sono “uomini semplici, piccoli, nascosti perfino dalla storia anzi negletti”. E sono lì “con i loro limiti, con i loro difetti, e anche con i loro rosari, con le loro croci, con la loro fede”. Si va dalle “nobildonne” che guardano “con terrore l’abbandono del mondo” ai “poveracci all’ospedale, ignorati da tutti, tenuti lontano”, come la povera “Teresa Maroncelli” che Umberto riporta nella “hit parade” (mi si passi il termine) degli infermi che sono stati visitati dai Padri che prestavano servizio ospedaliero. Non ci è dato di sapere la natura della sua malattia (confesso che da medico muoio dalla curiosità di saperlo) perchè questo non è il punto. 
Il catalogo (compilato da Umberto in maniera minuziosa e consegnatoci in questo scritto) non ha alcuna valenza epidemiologica o scientifica, ma vuole sottolineare che è attorno all’Assistenza (quella con la maiuscola) che “s’impernia la missione di questi uomini”. E tra tutti questi sacerdoti che hanno fatto dell’Assistenza la loro ragione di vita, si erge la figura di don Lucio Carrari, nato il primo venerdì di Quaresima del 1690. Confesso di aver controllato io stesso che quel 10 di febbraio del 1690 fosse il primo venerdì di Quaresima. L’ho fatto non perchè avessi dubbi sulla veridicità di questa informazione ma perchè stentavo a credere che di questo sacerdote si sapesse perfino questo dettaglio e addirittura l’ora di nascita e di morte, ma non ci fosse pervenuto niente: neppure una traccia della sua tomba. Credo di non sbagliare affermando che questo quaderno contenga la biografia più completa che sia mai stata scritta su don Lucio Carrari, morto in odore di santità eppure completamente dimenticato ai giorni nostri. Lui aveva capito che “si può prendersi cura di un moribondo facendo in modo che si senta un’anima viva fino all’ultimo”. Nelle pagine di Umberto leggerete della sua formazione e della sua vita e riuscirete a seguire lo scorrere di quella sua vocazione santissima sgorgata sin dalle prime esperienze dell’infanzia. 
E insieme alla vita di don Lucio capirete anche come si intrecciarono le vite di personaggi come i Numai, i Morattini e Cesare Hercolani. Pensate che scoprirete anche chi sono i Novanta Pacifici di cui mi sono sempre chiesto, sin da quando visitai per la prima volta la piazzetta a loro dedicata, e capirete cos’è la Magalotta e l’importanza dell’impronunciabile fra Sinforiano. Terminato di leggere questo libretto, mi sono ritrovato per qualche minuto in silenzio. A ripensare all’importanza di ciò che testimoniamo e lasciamo in questo mondo, e a come la vera storia sia proprio questa: fatta di azioni verso gli altri, di testimonianze di vita affidate ai posteri. Il tempo distrugge i mattoni e il cemento, ma non ciò che siamo stati. E questo, si badi bene, sia che abbiamo lasciato un’impronta positiva che negativa durante questo nostro cammino terreno. Leggendo la storia della Chiesetta di Santa Maria della Pace mi è anche venuto in mente un film che adoro: “Pomodori Verdi Fritti”. Nella scena finale, la telecamera chiude sul “Whistle Stop Café”, il piccolissimo ristorantello da nulla al centro della vicenda e si constata come sia strano che in un posto così piccolo ed insignificante si siano intrecciate le vite di così tante persone. Ecco, la Chiesetta della Madonna della Pace non è stata affatto piccola o insignificante e le pagine di Umberto servono proprio a dimostrare il contrario, però mi piace sottolineare in chiusura, questo parallelismo proprio per mettere a confronto l’abisso che c’è tra la materialità di un edificio e tutto ciò di cui è stato fulcro. Ed in futuro, se passerete tra quelle pietre di “corso Vittorio Emanuele, ora della Repubblica” soffermatevi se non altro a riflettere che proprio lì, tanti anni fa sorgeva un piccolo edificio senza alcuna pretesa architettonica, tra le cui mura ci si preoccupava solamente “che l’anima fosse in ordine, pronta per spiccare il salto”.

Il libro, pubblicato nei giorni scorsi, è disponibile qui in versione cartacea, ma esiste anche nella
versione elettronica. Il 21 dicembre 2022, una copia è stata donata alla sede forlivese dell'Archivio di Stato. 

lunedì 3 ottobre 2022

Le donne di Santa Febronia

Nel Seicento, quattro donne bolognesi acquistarono un'antica chiesa e un convento fatiscente di Forlì con l'intenzione di fondare un monastero di clausura. Riuscirono nell'intento, aprendo il loro luogo di ritiro anche all'educazione e all'istruzione di ragazze nobili. Poi venne Napoleone: dopo 124 anni si consumò la dolorosa e umiliante soppressione. In questo "Quaderno del Foro di Livio" si ripercorre la storia di un luogo completamente dimenticato che lasciò traccia nella storia anche nel Cinquecento, quando i francesi vinsero la battaglia di Ravenna. Si riporta il testo, integrato, riveduto e corretto, di un precedente libretto scritto da me, ovviamente, sul medesimo argomento. Si avvale però, oltre che di una più pregevole veste grafica, pure dell'introduzione di Paolo Poponessi. Inoltre, per raccontare meglio la figura di Santa Febronia, è stato chiesto aiuto a Giacomo Maggiore. Qui penso sia giusto incollare ciò che ha scritto Paolo Poponessi per questo libretto: 

La storia di una città, di un territorio è certamente la narrazione di grandi eventi e di personaggi che ne hanno caratterizzato le varie epoche. In fondo, però, se davvero vogliamo cogliere in pieno l’identità e il sentimento di una comunità, di essa dobbiamo ricercare le storie e le narrazioni più nascoste, rivelatrici davvero del cuore di un popolo, del volto di una città e del carattere di un’ epoca.
E’ proprio questo che, nelle pagine che seguono, ha cercato di fare Umberto Pasqui, tracciando la
storia di figure nascoste quali potevano essere quelle delle suore del monastero forlivese di Santa
Febronia. E’ la storia di un gruppo di persone che avevano messo al centro della loro vita la fede
cristiana e a questo impegno cercarono di mantenersi fedeli, nel rispetto di una regola severamente ascetica, con le inevitabili cadute dovute al limite della condizione umana.
Questo monastero, così come i tanti altri presenti a Forlì, era un luogo di religiosità e di riferimento per la crescita della fede cristiana di tutta la comunità del territorio e anche per questo era pulsante di relazioni con la società nella quale era immerso. Qui, inoltre, si svolgeva una opera educativa a favore delle giovani di buona famiglia, formandole anche in vista di un eventuale loro inserimento nella vita civile. La Forlì del Sei/Settecento era ancora un luogo nel quale i segni della religiosità cristiana caratterizzavano anche l’ orizzonte fisico dei forlivesi nei quali era fortemente radicato il sentimento religioso: tanti conventi, oratori, cappelle, chiese, oltre a immagini devozionali sui muri e le facciate delle case. Davvero era così, anche se oggi, pensando allo spirito anticlericale radicatosi nella seconda metà dell’ Ottocento, potremmo anche fare fatica a crederlo!
Proprio il legame così diffuso nella popolazione con la religione fece sì che nel corso dei secoli il patrimonio della Chiesa e degli ordini religiosi fosse incrementato da donazioni e lasciti assai spesso di natura immobiliare. Questo avvenne anche per le suore di Santa Febronia che avevano immobili in città e terreni agricoli nelle campagne affidati alle cure di contadini che destinavano quote dei raccolti al monastero. Era questa una dimensione economica che assumevano questi luoghi della religiosità che poi, anche per questo, sarebbero finiti nel mirino delle nuove autorità di governo installatesi all’ arrivo di Napoleone anche nel Forlivese a partire dal 1797.
Pure Santa Febronia, sebbene più tardi rispetto ad altre realtà religiose, chiese e monasteri, fu
travolta con la sua comunità dalla politica che intendeva fortemente limitare l’ influenza della
Chiesa nella società. Prima l’ amministrazione “giacobina” poi quella del napoleonico Regno d’
Italia colpirono duramente con le soppressioni gli ordini religiosi. Della vendita all’ asta dei loro
beni confiscati dalle autorità approfittarono nobili e borghesi possidenti per accrescere i loro
patrimoni.
Era l’ inizio di una mutazione della società e ancora più la nascita di un nuovo sistema di valori in forte dialettica con quelli tradizionali e, alla radice, con la visione dell’ uomo e della società propria del cristianesimo, una dialettica che ancora oggi prosegue…
Forlì ne uscì profondamente mutata nella sua società e in parte del suo popolo così come le vicende storiche successive avrebbero dimostrato. Lo stesso paesaggio urbano ne uscì cambiato con tanti luoghi della religiosità forzatamente sconsacrati e trasformati in abitazioni, laboratori, magazzini o caserme o addirittura quasi totalmente demoliti. Purtroppo era iniziato un processo che sarebbe poi proseguito con lo Stato unitario.
Furono così cancellati luoghi plurisecolari della devozione e con essi riti e feste a questi collegati. 
La memoria di tanti di essi è andata completamente perduta, come quella del convento di Santa Febronia e delle suore che lo animarono. Ma, fortunatamente, il monastero e coloro che in esse vissero, grazie a Umberto Pasqui, riemergono su queste pagine dal passato e dalla dimenticanza.

Il volume, pubblicato nell'agosto scorso, è disponibile qui. Chi lo preferisse nella versione elettronica, lo troverà qui

venerdì 6 gennaio 2017

Il Foro di Livio - I

Ho raccolto gli articoli da me scritti comparsi nella rubrica "Il Foro di Livio" su ForlìToday, il risultato è questo: un volumetto tascabile di 144 pagine con qualche integrazione o modifica qua e là. 
Così ho seguito la proposta di chi evidentemente non si annoia a leggere ciò che scrivo.
Come è già reso esplicito dal titolo, gli argomenti vertono sulla storia di Forlì. 
Per ora, sono riportati i primi interventi (dal 3 giugno 2016 al 2 dicembre 2016). Se l'idea piace, proseguirò con altri volumi.
In copertina c'è la riproduzione di un vecchio quadro di mio nonno, sicuramente non tra i migliori, ma del cui significato ho scritto nell'introduzione.  

Questo il sommario degli argomenti trattati: 

Come stanno i canguri di Forlì?
Ci fu un tempo in cui, nei Giardini pubblici, furono collocati marsupiali dall'Australia e misero su famiglia.

Un tavolo anatomico, una tavola da cucina e una casa misteriosa
In un sito internet di attualità interamente in latino, viene dedicato spazio a due romagnoli: Morgagni e Artusi. Cosa dicono di loro?

Una facciata irriconoscibile per un luogo ben conosciuto
La facciata di un importante luogo di culto cittadino è stata stravolta a metà dell'Ottocento. Ora sarebbe irriconoscibile.

Una diciottenne morta per amore
L'infelice storia di una forlivese ebbe eco nei palazzi romani dove si svolse e fu cantata da poeti e narratori.

Se la luna è in Capricorno
"E quindi uscimmo a riveder le stelle": così Dante esce dall'Inferno. Un forlivese ci rimane: come sommo trattatista di astrologia.

E la gallina del vicino diventa un'oca
In pieno fervore di riscoperta della romagnolità, Aldo Spallicci curava un'antologia in dialetto per le scuole "con esercizi di traduzione in italiano".

Riaprono (solo per oggi) le antiche osterie
Nella Forlì ottocentesca c'erano oltre trenta osterie, andiamole a cercare con la "realtà aumentata". Vino, piadina e molto di più.

La Belle Èpoque dei fotografi forlivesi
Siamo passati in pochi anni dai rullini alle immagini digitali. I fotografi, dal 1846, si diffusero a Forlì.

Un tuffo da campione dalla Forlì anni Venti
Si vedrà come un forlivese fu campione italiano dal trampolino negli anni Venti, passando tra il disegno di un aereo e l'acqua del biondo Tevere.

Quando era di moda bere il liquore con la coca
A Forlì, nel 1871 fu premiato un Elixir Coca: fu poi abbandonato quando ci si renderà conto che l'estratto di foglie sudamericane è tossico.

Ci vediamo al porto di Forlì
Forlì aveva un porto? Nel Settecento era prevista la costruzione di una darsena. Il progetto, però, non andò "in porto". Eppure secoli prima...

I venti castelli di Forlì
La domanda che ci si pone è: quanti castelli ci sono a Forlì? La risposta più comune potrebbe essere: "uno". Risposta sbagliata.

Si alza il sipario sui teatri perduti
Una lunga tradizione teatrale caratterizza Forlì, città che ha ospitato, nel corso della sua storia, sale di tutto rispetto.

Forlì vs Bologna: arbitraggio all'inglese (o quasi)
Edoardo, Re d'Inghilterra, si trova, suo malgrado, a fare da pacificatore tra bolognesi e forlivesi. Non avrà molto successo.

I forlivesi colorati e la salamandra gigante
Nell'ottobre del 1636 i forlivesi videro sfilare, in centro, una grossa salamandra sormontata da una statua della Madonna.

Da Stoccolma a Forlì: la tappa di una Regina
Cristina di Svezia, regnante nella prima metà del Seicento, passò da Forlì e qui le cronache del tempo si prodigano di particolari.

Una visita agli antichi ospedali
Fino a tempi recenti, a Forlì c'erano due ospedali pubblici. Qualche secolo fa, esistevano strutture sanitarie diffuse in modo capillare.

Sulle tracce della comunità ebraica forlivese
Una traversa di corso Diaz è dedicata a Sara Levi Nathan; almeno fino alla fine dell'Ottocento aveva nome “via dei Giudei”.

Indagine sulle chiese di Maria
Un'indagine o, per lo più, un elenco sulle chiese mariane di Forlì tra passato e presente: quante sono state, e quante sono, nel centro cittadino?

I forlivesi alla prima crociata
Chi furono i forlivesi che presero parte alla prima crociata? E cosa è rimasto di quell'esperienza?

Chi erano i Novanta Pacifici?
Per oltre un quarto di millennio hanno placato i bollori della litigiosa aristocrazia forlivese: chi erano i Novanta Pacifici?

Forlì al tempo delle ciminiere
Oltre a torri e campanili, c'è stato il tempo delle ciminiere. Agli inizi del Novecento, Forlì era tra le prime città industriali d'Italia.

Giocando nel chiostro scomparso
Un chiostro antico, una volta espropriato, fu sede di un'istituzione cittadina tra le più importanti d'Italia per la qualità dell'insegnamento.

Forum, dove sei?
Si fa presto a dire "Forum Livii"... Ma dov'era esattamente questo Forum? Tra deboli tracce, cerchiamo di capire come fosse la città romana.

Che fine hanno fatto le mura di Forlì?
Nel 1904 si demolisce la cinta muraria quattrocentesca. Sull'onda dell'entusiasmo della "città aperta", Forlì ha perso un tesoro.

Forlì e i dodici Papi
Pur essendo ghibellina per antonomasia, Forlì è stata visitata da numerosi Pontefici che furono accolti con un apparato festoso e caloroso.

I dieci anni che sconvolsero la piazza
Negli anni Trenta, piazza Saffi cambiò faccia: un lato divenne razionalista. Cosa c'era prima? E che ruolo ebbe Mussolini?